Migrazione sito a prova di SEO
Pillole di SEO

Step by Step: migrazione SEO di un sito web

Nella storia di vita di un sito succede di frequente che sia necessaria una revisione grafica, ma anche strutturale. Un esempio banale può essere il cambio di CMS, ma anche l’aggiunta di nuovi servizi, l’espansione dell’azienda, l’aggiunta di un blog o, nei casi più estremi, il cambio di dominio.

L’importanza di una migrazione corretta

Quando cambia la struttura di un sito, cambiano anche i suoi URL, diventa quindi necessario comunicare al motore di ricerca questa trasformazione. Quando si parla di spostare un sito da un dominio all’altro (es. da www.sitovecchio.it a www.sitonuovo.it) si sta parlando di migrazione. La migrazione, a livello, SEO, è un momento molto delicato e richiede attenzione. Se tutto viene fatto con precisione e seguendo i passaggi, non si verificano danni alla visibilità del sito.
Quando i cambiamenti sono più soft, ovvero non c’è cambio di dominio ma solo di struttura, alcuni passaggi necessari sono comuni alla migrazione, anche in questo caso è necessario procedere con cautela e attenzione.
Una migrazione non corretta o non gestita causa la totale perdita di visibilità del sito, è come cominciare da capo:

  • Perdita di tutti i posizionamenti ottenuti
  • Perdita di tutti i backlink
  • Perdita di tutto il vecchio traffico social

Un disastro notevole, che è bene evitare.

Migrazione SEO di un sito: prima di andare online

La migrazione di un sito deve essere preparata in anticipo. In caso di siti con molti URL potrebbero essere necessari anche mesi prima che sia tutto pronto.

Mappatura degli URL

La prima cosa da fare è chiarirsi le idee sul sito su cui andremo a lavorare. Per farlo occorre fare la mappatura del sito, ovvero estrarne tutti gli URL che dovranno poi essere redirezionati, una volta che la nuova versione andrà online. Nella mappatura occorre includere anche immagini e video, poiché anch’essi hanno un posizionamento sul motore di ricerca o possono ricevere link esterni.
È utile indicare anche quali sono le pagine che risultano più visitate e meglio posizionate. Questo perché sono le più delicate e vanno tenute sotto maggiore controllo.
Andrebbero mappati tutti i backlink, attraverso strumenti com Ahref, in maniera da essere sicuri di non perderne i benefici.
Infine non dimentichiamo di mappare tutte le landing page che usiamo per le campagne advertsing, per non rischiare di investire su una pagina 404.
Un buono strumento per la mappatura degli URL è ScreamingFrog.

Corrispondenza vecchio-nuovo URL

Una volta ottenuto l’elenco degli URL del sito occorre trovare per ciascuno di essi il corrispondente nuovo URL. Può accadere che alcune pagine non abbiano una corrispondenza, perché è stato deciso di eliminare un contenuto. In questo caso si può optare per:

  • Pagina 404, se non esistono contenuti simili che possono essere utili all’utente;
  • Categoria/Pagina con tematica più vicina a quella della pagina che si sta redirezionando.

Portare tutto sulla homepage è una pratica sconsigliata.
Un figlio di calcolo è lo strumento più adatto per tenere traccia di vecchi e nuovi URL e della loro corrispondenza, specie se parliamo di una certa mole di dati.

Generare i redirect 301

Una volta completata la corrispondenza vecchio-nuovo URL si può procedere con la creazione dell’elenco di redirect 301 che dovranno essere implementati il giorno della messa online della nuova versione del sito.
Per implementare un redirect 301 su htaccess la corretta sintassi è:

redirect 301 /vecchio-url.html https://www.nuovosito.it/nuovo-url.html

404 personalizzata

Questa buona prassi è ancor più buona in fase di migrazione. Capiterà sicuramente che ci siano delle pagine di errore 404, anche per scelta deliberata perché mancano i contenuti corrispondenti. È bene perciò creare una pagina utile, che spinga l’utente a rimanere sul sito. In generale una buona 404 include:

  • chiara indicazione dell’errore (La pagina che stavi cercando non esiste piuttosto che errore 404), ricordando che l’utente non sa di web quello che sappiamo noi e quindi il numero dell’errore mediamente non significa nulla per lui.
  • Un form di ricerca interna, per dare modo a chi la trova di cercare altre risorse simili a quella ormai inesistente.
  • Un contact form per dare modo all’utente di farci delle domande e farsi aiutare (ad esempio, se vendiamo prodotti o servizi).

Link interni

È bene che i link interni portino alla pagina corretta e non a una redirezionata. La migrazione potrebbe essere, inoltre, una buona occasione per correggere tutti i broken link.

Migrazione SEO di un sito: dopo la messa online

Il giorno in cui si mette online la nuova versione del sito occorre eseguire alcuni passaggi preparatori alla fase successiva. Ricordando sempre di controllare che:

  • il robots sia aperto, purtroppo è un errore comune quello di lasciarlo in disallow, e sia compilato correttamento, indicando anche l’indirizzo della sitemap.xml;
  • sia stato inserito il codice di tracciamento di Analytics;
  • siano stati inseriti tutti i codici di tracciamento che servono per il marketing (AdWords, Facebook pixel ecc…).

Implementazione redirect 301

Appena il nuovo sito è online vanno implementati i redirect 301 mappati nella fase preparatoria. È il primo passaggio, perché in quelli successivi andremo a “stimolare” il motore di ricerca affinché si accorga delle modifiche che abbiamo fatto.

Generazione Sitemap XML

Generiamo ora la nuova sitemap XML, che include tutti i nuovi URL del sito e quindi tutte le risorse che vogliamo siano indicizzate.

Registrazione su Search Console

Dobbiamo segnalare nuovamente il sito a Search Console, si tratta di un nuovo dominio e quindi deve avere una nuova proprietà. È importante perché tramite Search Console avremo modo di verificare quali sono le pagine 404 che vengono rilevate, quando e quanto è stato indicizzato del nuovo sito ecc.
Dopo aver creato la nuova proprietà, segnaliamo subito la sitemap xml e, se abbiamo fretta, facciamo partire una scansione del sito con Visualizza come Google.

Controlli e monitoraggio

Nei giorni successivi alla messa online:

  • Controlliamo costantemente Search Console, per verificare che non ci siano 404 indesiderate e analizziamo i risultati di Indice di Google e Scansione.
  • Controlliamo che i nuovi URL si stiano indicizzando utilizzando l’operatore site (site:www.nuovosito.it).
  • Controlliamo le statistiche di Analytics, i redirect dovrebbero garantire una certa costanza nel traffico, quindi non dobbiamo vedere improvvise discese.
  • Controlliamo i posizionamenti, anch’essi non devono subire grandi cambiamenti rispetto al passato.
  • Controlliamo le campagne advertsing e assicuriamoci che le landing page siano tutte correttamente raggiungibili.

Quando i nuovi URL saranno indicizzati possiamo contattare i siti su cui abbiamo dei backlink, affinché inseriscano il link corretto della pagina e non quello su cui è attivato il redirect.

Migrazione da http a https

Il passaggio da http a https è diventato piuttosto importante dopo le ultime introduzioni di Google. Il termine HTTPS (Hypertext Transfer Protocol Secure) ha come scopo la salvaguardia e la criptazione dei dati che vengono trasferiti in rete. Quindi possiamo dire che tutti i siti web dove è presente una qualsiasi raccolta dati necessitano del passaggio dal protocollo HTTP al HTTPS.
Per fare questo passaggio la regola da includere nell’htaccess è

RewriteEngine on
RewriteCond %{SERVER_PORT} 80
RewriteRule ^(.*)$ https://www.example.TLD/$1 [R=301,L]

Approfondimenti:
Guida – spostamento sito con modifica URL
Guida di MOZ alla migrazione di un sito

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