La nuova generazione della comunicazione digital: video

17.04.2019 News

Nel contesto del web è possibile prevedere alcuni specifiche evoluzioni in determinati contesti.
Altri contesti, invece, sono decisamente imprevedibili, ad esempio, intuire o prevedere quali saranno le linee guide SEO fra 10 anni è assolutamente fuori dalla portata di noi tutti, soprattutto in considerazione che 10 anni di SEO web equivalgono a secoli di evoluzione di una qualuque specie animale sul pianeta.

Ciò nonostante in molti contesti è possibile intuire come alcuni elementi ne influenzino altri e a cosa tutto questo possa portare.

Qualche anno fa, ad esempio, la grafica web era di un flat che più flat non si poteva, ad un certo punto ci siamo chiesti cosa sarebbe venuto dopo e, in considerazione del fatto che lo spazio web già ci stava stretto, l’ipotesi è stata quella delle sovrapposizione di forme e trasparenze. Oggi possiamo dire che non ci siamo andati molto lontani. Una previsione per la quale avevamo molti indicatori (al di là che l’abbiamo fatta davvero semplice nel riassumerla) ci dicevano come eravamo e come saremmo divenuti a breve.

Uno dei contesti in cui ci è stato piuttosto semplice intuire la forma di una evoluzione è stato quello della comunicazione attraverso l’immagine ed è questo che in questa circostanza di interessa particolarmente.

Immagine e video, comunicazione sì, ma non scritta

Ecco questa è una cosa che i logorroici del web come me dovrebbero capire quanto prima per ottimizzare le loro prestazioni.

Uno degli elementi più incisivi nella valutazione della produzione di comunicazione digitale è la capacità di sintesi. Gli strumenti di controllo del web forniti da Google ce lo confermano: il pubblico non ama leggere (è ovvio però che stiamo generalizzando, parliamo di una elemento medio ovvero il comportamento del web-surfer comune, di quello che è il trand della massa, fatta esclusione dei due estremi, da una parte gli ossessivi ed i feticisti della parola e dall’altra gli analfabeti).

Dai meme ai claim, dagli aforismi agli slogan, il web ci ha dimostrato che il desiderio di spessore culturale e di continuo approfondimento non è roba da social. Restiamo quindi leggeri e lasciamo gli approfondimenti a chi li vuole e, vi dico, in fondo non è affatto male come strategia. Questo ci porta a definire alcune regole: catturare il pubblico con poche parole e offrire poi, solo a chi è interessato, un concreto click di approfondimento.

Tornando quindi a quella che potremmo definire “prima comunicazione” possiamo scomporre gli elementi di questa in tre pilastri che compongono un messaggio: titolo, descrizione, immagine.

Signore e signori, se state decidendo di aprire un’agenzia di comunicazione, vi abbiamo appena dato la regola d’oro. Basate il vostro business su questa triade di elementi ed raggiungerete in breve il successo. Siate però disposti a trasformare, quasi subito, e nella maggior parte delle circostanze che lo permettono, l’immagine in video.

L’unico collo di bottiglia che, nel primo ventennio del web, ha rappresentato un consistente rallentamento alla comunicazione d’immagine in movimento è stata la negativa e micidiale combinazione di mancanza di potenza di calcolo (soprattutto per le periferiche mobile) e la mancanza di ampiezza della banda di connessione.
Inizialmente, computer e periferiche erano troppo deboli per potersi permettere di dare tutto questo spazio all’elaborazione dei video ed abbiamo quindi puntato su una comunicazione fatta di semplici immagini e, quando possibile, minime animazioni (vedi ad esempio le GIF).
In ogni caso, anche se non avessimo avuto il problema della capacità di calcolo, avevamo comunque una connessione in mobilità con ampiezza di banda talmente esigua (e pagata talmente cara), che nessuno si sarebbe mai sognato di puntare sul contenuto video come strumento di comunicazione.

Sapevamo che era comunque solo questione di tempo, che avremmo dovuto attendere, ma cosa?

L’avvento di YOUTUBE, i primi momenti di formazione del pubblico

Chi di noi non conosce Youtube?

Youtube è un portale che permette la visualizzazione di video e, con accesso autenticato, il caricamento di questi in un proprio canale che permette quindi di essere video-social.

In realtà Youtube, fin dal principio, è stato molto di più di un canale video. Il portale si è preso il tempo e la libertà di formarci, lentamente ma costantemente, ad una nuova forma di intrattenimento e un nuovo concetto di di contenuto, quello mediatico.

Giuro che nessuno, nella prima fase di Youtube, avrebbe mai potuto pensare che, con il tempo, si sarebbe potuto sostituire al motore di ricerca principale ma in alcuni particolari contesti, oggi, è proprio così.
Youtube è Google e Google si era sicuramente fatto un programma sull’argomento. In fondo Google è da sempre sinonimo di come devono andare le cose e profilandoci fin dall’inizio del tempo digital, aveva messo in conto che alla razza umana si sarebbe dovuto somministrare significati in forma di video.

Il motore di ricerca con risultati da vedere

Ad oggi la maggior parte di quello che cercavamo sul motore principale, ovvero su Google, lo possiamo cercare, parallelamente, su Youtube se vogliamo vedere un risultato piuttosto che leggere. Quello che abbiamo appena sostenuto non è di poca importanza: non appena l’utenza ha compreso che un risultato poteva essere visto piuttosto che letto, non se l’è fatto ripetere, un balzo, e siamo tutti su Youtube, ma a cercare cosa?

Pensate a tutti quegli utenti che, come target delle loro ricerche, avevano contenuti da apprendere, da imparare: cucina, fai da te, professionalità e competenze al computer, risoluzione di problemi e moltissimi altri sono i contesti che possono avere un risultato di tipo visivo, proprio come avere qualcuno che ci mostri come fare le cose.

Da questo al tutto visivo il passo è breve.

Ci siamo detti – chi suona così bene? Perché ascoltarlo soltanto? Vediamolo! – Un ragazzino si è rotto una gamba facendo acrobazie con lo skateboard? E’ stato ripreso in video? Vediamolo! E se il pubblico vuole vedere di tutto allora si può video-riprendere di tutto, perché tutto diviene interessante se visto in schermo e se tutto diviene maggiormente interessante in video allora i nostri prodotti possiamo offrirli in video a loro volta!
Il gioco è fatto, la tecnologia ha sfornato decine e decine di strumenti per la ripresa video in ogni condizione, in ogni formato possibile e da ogni angolazione pensabile: Go Pro, droni, telecamere di sorveglianza, cellulari. Abbiamo inserito una videocamera ovunque fosse stato possibile e abbiamo iniziato a riprendere di tutto, aspettando che divenisse interessante.

Se lo fanno tutti, facciamolo anche noi

Anche noi con The Brain Market ci siamo presi il nostro tempo per creare un settore di produzione video, un settore che potesse vedere fra i suoi prodotti tutti quei prodotti video che sul web completano il concetto di comunicazione digitale: video a 360°, slow motion, video emotivi, video di background, video marketing, timelapse e molto altro. Si tratta di prodotti video che possono comunicare con il pubblico esattamente (e in alcuni casi anche in modo migliore) come può farlo un’immagine o un testo.

Dobbiamo essere sinceri, avevamo già nel gruppo alcune competenze e parte dell’attrezzatura con cui sentirci avvantaggiati a dare il via a questa manovra, fra i nostri settori di intervento c’è la fotografia e sta producendo ottimi risultati sia nei progetti digital che nel marketing.

Abbiamo quindi scoperto il gusto di trattare l’immagine in movimento e abbiamo anche potuto constatare quanto i clienti apprezzino questo tipo di lavoro e di risultato. Tutti vogliamo essere protagonisti della nostra vita e con il nostro business e il video offre quel qualcosa in più: emozione, spettacolarità e molto altro quindi ad ognuno il suo video.
Si tratta solo di scegliere la forma migliore per ogni obiettivo… o scegliere l’obiettivo migliore per ogni forma! 😉

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