Ricchi che piangono miseria: no grazie.

09.02.2019 Riflessioni

Lo sviluppo web che rifiuta un cliente, sicuro ma indesiderato

Finalmente siamo riusciti a realizzare un nostro piccolo sogno: quello di liberarci di un cliente indesiderato.
Non che non fosse già accaduto in passato o che non si siano precedentemente presentate le condizioni per, ma non era mai stato un atto tanto sentito da necessitare una pianificazione che poi ci garantisse una fine indolore in quanto questo tipo di conclusioni del rapporto non sono mai facili.

La definizione di questo filtro per la scelta dei clienti al fine di preservare la sanità mentale

Tempo fa, all’inizio del nostro percorso, abbiamo deciso per un carattere etico, una specificità particolarmente sentita dal sottoscritto che, in verità, ha voluto improntare tutto il percorso del gruppo puntando sulla qualità delle persone e del loro lavoro.
Quando abbiamo portato questa intenzione su carta, andando a descrivere quelli che erano i principi del nostro lavoro, abbiamo anche sottolineato quali sarebbero state le caratteristiche e le specificità dei clienti che ci avrebbero autorizzato a rifiutare o, nel caso di progetti già avviati, interrompere la relazione con un particolare interlocutore.
Nella lista di queste caratteristiche, ad essere sinceri non eccessivamente lunga, spicca fra le voci quella dei “ricchi che piangono miseria”. Si tratta di un’espressione idiomatica che definisce una categoria di persone (o professionisti) che hanno un tenore decisamente sopra alla media nazionale ma che si pongono come “poveracci” e che quindi, proprio per questo atteggiamento, poveracci lo sono davvero.

In questa categoria sono spesso presenti quelli che:

  • Ti vogliono convincere che il loro business ha un margine rasente allo zero benché si facciano 4 vacanze all’anno, girino guidando auto di lusso e pasteggiano ogni giorno al ristorante ma quando gli parli di quello che tu fai per loro è sempre una “voce di costo” che non si possono permettere.
  • Quando ti chiedono un intervento lo fanno sottolineando che se non eseguissimo in modo rapido, lasciando indietro tutto quello che stavamo facendo, per dedicarci anima e corpo con tutte le nostre energie alla loro necessità, il loro business ed il loro successo, nonché i loro pochissimi guadagni, sarebbe immediatamente, incontrovertibilmente e irrimediabilmente compromessi per sempre portandoli rapidamente sul lastrico.
  • Ti vogliono far credere che con il loro duro lavoro stanno salvando il mondo mentre, invece, stanno semplicemente vendendo il loro prodotto, che moltissimi altri come loro vendono, e di cui il mondo potrebbe sicuramente fare a meno o trovare di meglio.
  • Ti parlano di qualità del loro lavoro mentre, vedendo quello che fanno, come lo fanno ed il reale feedback che ottengono dal pubblico, ti rendi conto che il prodotto è, ad essere fortunati, rasente alla sufficienza che l’improvvisazione dovrebbe essere sinonimo di amatoriale e non di professionale.
  • Non vogliono assolutamente che nessuno metta bocca su come si debba fare il loro lavoro (giustamente direi) mentre pretendono di dirti come tu devi fare il tuo per loro.

A seguito poi di alcune esperienze con le mogli dei nostri clienti, abbiamo introdotto una clausola particolare all’interno della nostra carta del servizio che ci autorizza a terminare un rapporto di lavoro quando, addirittura, è la moglie del titolare, una donna che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, che si arroga il diritto di gestire sia il marito (il nostro cliente) che il nostro gruppo di lavoro per lo sviluppo del progetto digital, che poi praticamente significherebbe la fine certa del loro web e che quindi dobbiamo avere la forza di evitare (lasciare la nave che affonda).

 

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